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“La regia di Silvia Ponzo ha sapientemente miscelato modernità ed arcaicità attraverso le sonorità, i costumi, le coreografie e mentre le baccanti hanno mantenuto un loro ruolo archetipico, al di là del tempo e dello spazio, gli altri personaggi si sono fatti attuali per evidenziare l’atemporalità delle tematiche”
Rappresentate postume poco dopo il 406 a.C., le Baccanti, ultima tragedia scritta da Euripide, portano in scena lo scontro tra il dio fattosi uomo Dioniso e il sovrano Penteo che, non accettando l’essenza divina di Dioniso, per questo sarà punito con una morte che assume caratteristiche rituali ed universali. Dioniso, insieme ad un coro di Menadi sue seguaci, giunge, in veste umana, a Tebe dove le sorelle della madre mortale Semele negano l’unione celeste della loro sorella con Zeus e la natura divina del figlio nato dal loro amore, Dioniso appunto. Dello stesso avviso è il giovane sovrano Penteo che ha appena ereditato la corona dal vecchio Cadmo, fondatore della città.
E’ stato spesso affermato che la tragedia delle Baccanti nascesse da un rinnovato interesse dell’epoca per i culti misterici che andavano affermandosi in Grecia in tarda età classica; che fosse dunque una sorta di inno di Euripide nei confronti di una nuova religiosità, più mistica e spirituale, in contrapposizione a quella ufficiale. E nonostante ciò possa essere plausibile, è chiaro che nel testo c’è molto di più: un nucleo centrale molto più universale che ci parla ancora adesso e che rende le Baccanti ancora attuali e dal quale si è voluti partire per la realizzazione di questa messa in scena. Il nucleo centrale delle Baccanti sta nel contrasto tra lo spirituale e il materiale, tra il mistico e il pragmatico, tra il mondo come ci appare, logico, razionale, guidato dalla scienza e dalla tecnica, e un mondo altro, intangibile e misterioso che non segue le regole della ragione, che non può essere visto dagli occhi, la cui presenza è percepibile da ogni essere umano che vada oltre ciò che è appunto visibile.








