Al di là della collina

Una produzione di Opificio 03

Scritto da Silvia Ponzo

Regia: Lorenzo De Santis

Con:

Lorenzo De Santis

Silvia Ponzo

Nino Sileci

Tecnica: Gabriele Carrieri

Lo spettacolo

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Al di là della collina - foto di gruppo

Si è parlato molto di Spoon River, tanto da farlo diventare un tema inflazionato. Nella creazione di questo progetto ci è sembrato invece interessante indagare la storia che sta “dietro le quinte” dell’Antologia, andando oltre ad Edgar Lee Masters e alla ancora più celebre (quanto meno a livello nazionale) rivisitazione musicale di Fabrizio de André, ovvero non solo la sua storia editoriale (cioè come il testo di Masters dall’America, durante i bui anni di censura fascista, sia arrivato in Italia) ma soprattutto quella dei due personaggi fondamentali di questa vicenda, ovvero Fernanda Pivano e Cesare Pavese, che per primi, in Italia, hanno scoperto l’opera di Masters e l’hanno resa celebre nel nostro paese. Vicenda artistica ma anche personale visto che la nota traduttrice e critica musicale e il gigante della letteratura italiana ebbero un’intensa ma complicata relazione affettiva che si intreccia indissolubilmente al loro sodalizio artistico e alle vicende storiche e politiche di quegli anni.

In Al di là della collina dunque l’Antologia rimane sullo sfondo, diventa il pretesto per raccontare la storia di chi l’ha creata e fatta vivere: il suo autore, l’americano Edgar Lee Masters, l’avvocato che voleva essere uno scrittore, ma soprattutto Cesare Pavese, che si dedicava, durante i duri anni della censura fascista, a scovare nuovi testi provenienti dall’America da far conoscere in Italia, e Fernanda Pivano, sua allieva prima e giovane traduttrice per Einaudi dopo, che si occupa in prima persona della traduzione dell’Antologia e che diverrà, anche tramite l’amicizia personale con Ernest Hemingwey e la conoscenza di molti degli artisti della beat generation, la promotrice culturale in Italia della letteratura del dopoguerra d’oltreoceano. Al di là della collina dunque è sia un affresco delicato ma preciso dell’Italia durante l’ultima guerra che ci racconta come la resistenza alla violenza fascista (intesa qui come censura) si sia combattuta anche sul piano della cultura, sia il racconto di una storia d’amore mancato o semplicemente di un amore non comune o diverso da quello che si è soliti raccontare ma che proprio per questo si sveglia dalla terra e dalla polvere per diventare, insieme all’Antologia, materia del nostro spettacolo.

Note di regia

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Una scenografia scarna ma evocativa che tratteggia sulla scena il salotto borghese dove è nata e cresciuta Fernanda Pivano e dove avvenivano gli incontri tra lei e Pavese sarà l’universo all’apparenza immutabile dove si muovono i personaggi. Un mondo fermo e isolato che sembra passare indenne attraverso gli sconvolgimenti che lo minacciano da fuori (la guerra, la censura, le convenzioni sociali) ma anche indifferente a quegli sconvolgimenti interiori che si muovono negli animi dei protagonisti della nostra storia. Tutta la vicenda è narrata attraverso flash back: Fernanda e Cesare raccontano la loro storia e quella dell’Antologia come se fossero davanti ad un giornalista e mentre raccontano i loro ricordi prendono vita in un’alternanza di racconto e immagini in cui la loro storia personale si mischia a quella di un’Italia in guerra e di quel gruppo di giovani letterati che si sta formando intorno alla casa editrice Einaudi e che sfornerà alcuni dei più importanti intellettuali del nostro dopoguerra.

 

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Come per le tombe di Spoon River, questo teatro permette di nuovo alla morte di togliere il velo a ogni rispettabilità, consegnandoci la verità di un uomo e di una donna tra poesia, miseria, sentimento e passione civile, lasciandoci un’eredità che contribuisce tutt’ora a fare di noi ciò che siamo.

Il Cast

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Lorenzo De Santis
Edgar Lee Masters
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Silvia Ponzo
Fernanda Pivano
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Antonino Sileci
Cesare Pavese
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